Il nostro valore

elvis-marta copia

Due lauree, due master, un curriculum a stento contenuto in nove pagine.

Avete presente quella pubblicità di un po’ di tempo fa, con un padre che lavorava come un pazzo e rinunciava a qualsiasi cosa pur di far studiare il figlio? Alla fine mentre Elvis cantava “You are always on my mind”, un ragazzo si alzava sorridente a stringere mani, il padre socchiudeva gli occhi, fiero e orgoglioso, e quello era il momento più bello della sua vita. Non riuscivo a evitare di guardarla, e di sentire che dentro il cuore mi si stringeva. Rivedevo me stessa, la mia vita, la mia famiglia. I sacrifici, le rinunce, perché io dovevo avere una vita migliore della loro, per aiutarmi a capire chi ero, cosa volevo diventare, e diventarlo davvero.

Arriva un momento in cui ti fermi e ti chiedi cos’hai fatto tu, cosa stai facendo tu, per te stesso e anche per ricambiare quello che loro hanno fatto per te. E non riesci a risponderti.

Due lauree, due master. Non si smette mai di capire chi siamo, ma io un po’ ci sono riuscita. Ho capito almeno in parte quello che voglio e quello che non voglio. E da quando mi sono lanciata nel mondo provo a metterlo in pratica. Non è mai facile, non è mai una passeggiata. Spesso ti ritrovi a lavorare tanto per avere indietro poco, in alcuni casi niente. Eppure continui, stringi i denti, ti impegni perché sei convinto che un giorno raccoglierai i frutti.

Ma quel giorno sembra non arrivare mai. Ne arrivano molti altri invece, di giorni. Quelli in cui pur di lavorare accetti qualsiasi cosa. Quelli in cui dopo anni di esperienza ti propongono un co.co.pro. senza saperti dire quanti mesi lavorerai. Quelli in cui ti chiedono di firmare una lettera di dimissioni con la promessa di riassumerti, non si sa quando. Quelli in cui magari ti riassumono, ma a un livello più basso e una paga più bassa. Quelli in cui vai a concorsi pubblici assieme a centinaia di altre persone, carne da macello che per il momento non vede un futuro, almeno lavorativo. Quelli in cui all’ennesimo colloquio ci si sente chiedere “come vede la persona ideale a ricoprire questo ruolo?”, invece di chiederti chi sei tu, cosa puoi dare tu, cos’hai fatto e cosa fai tu, come persona reale, come essere umano vero e capace. Quelli in cui fai due conti e la cosa che ti conviene sarebbe preparare i bagagli, impacchettare le tue cose e tornartene indietro, da mamma e papà. Gli stessi che hanno fatto tanto perché tu avessi una vita migliore.

Due lauree, due master. E non te li sei nemmeno inventati. Non hai nemmeno bisogno di infiocchettarlo, il tuo curriculum, tanto a quelle dieci pagine fra poco ci arriverai in ogni caso. E comunque sarebbe lo stesso, pensi. Per quello che in questo momento valgono, potresti pure esserteli inventati. Sono niente, carte di giornale già vecchie. Al massimo dei diplomi graziosi che se ci fai un quadretto riempiono il muro e abbelliscono la stanza. Ecco cosa sono. Ecco cosa sei tu.

E poi arriva il giorno in cui accendi la tv e quella pubblicità è sparita. Al suo posto ti raccontano di qualcuno che lauree e master se li è inventati sul serio. A te viene da ridere, pensi che sia l’ennesima barzelletta. Invece è tutto clamorosamente vero. E ti monta una rabbia feroce dentro. È un insulto nei confronti di tutti coloro che non solo se li sono sudati, ma in questo preciso momento non se li vedono nemmeno riconosciuti, come se non contassero niente, come se fossero aria fritta.

Due lauree, due master. Nove pagine di curriculum. Ma c’è chi ne ha quindici, o venti, di pagine. E chi di lauree ne ha tre, o un dottorato, e anni da ricercatore, e ancora più anni di gavetta e sudore e lotte quotidiane. Siamo in tanti, tantissimi. E non siamo “la persona ideale a ricoprire questo ruolo”, siamo le persone che già dovrebbero ricoprirlo, quel ruolo. Che già dovrebbero aver raccolto i frutti.

Perché quel momento, quando ti alzi e stringi fra le mani la tua tesi fresca di stampa e sorridi vedendo i tuoi che si commuovono, finisce. Finisce la festa, anche Elvis smette di cantare. E dopo?

Ecco, sarebbe ora di riprenderselo, quel dopo. E con gli interessi. Chi non ti dà valore arriva a farti dubitare di averne, è questa la cosa peggiore. Quel valore che oggi abbiamo perso, che troppo spesso non si ha nemmeno la possibilità di far vedere.

Credo che questo mondo possa cambiare davvero solo quando ricominceremo a dare il giusto valore alle persone.

E un buon modo per iniziare è tornare a darne a noi stessi. Anche quando sembra impossibile. Anche quando Elvis non canta più.

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