Miracoli in sala d’attesa

lucyvanpelt__span

Andare dal medico è sempre un’esperienza particolarmente intensa.

Non so come sia da voi, ma nella città in cui vivo i medici del centro vengono letteralmente presi d’assalto, neanche fossero rockstar! Puoi calcolare i tempi alla perfezione, arrivare in anticipo, dribblare qualcuno di sospetto lungo il marciapiede: quando arrivi ci saranno sempre almeno dieci persone prima di te. Ed è lì che inizia il circo.

Da quelli che ti puntano il dito appena entri urlando “tu sei dopo di me!” alla vecchietta con un’improbabile permanente che ti chiede l’ora in continuazione, dal manager che grida al telefono e sbuffa perché lui deve lavorare e invece è li ad aspettare – povero! – alla signora isterica che salta sulla sedia e si mette a contare ogni minuto quante persone ha ancora davanti.

Per non parlare di quella che ho chiamato “rotazione parentale”: entri e c’è la moglie, dopo un po’ arriva il marito che le dà il cambio e passata un’oretta tocca alla sorella, al figlio… e via così (che poi ti chiedi chi sia il malato vero in tutto ciò, ma probabilmente non conta).

E cosa dire della guerra ai rappresentanti farmaceutici? Attaccato al muro c’è un cartello che recita a chiare lettere “Uno ogni due pazienti”, ma non importa: quei poveri disgraziati sono l’acerrimo nemico. Ho assistito a lotte all’ultimo sangue, urla feroci e guerre a suon di “tocca a meee!”. Persino le cotonature violacee delle anziane signore incartapecorite sembrano improvvisamente animarsi. Le vedi sfoderare un’energia mai sospettata prima, agitando minacciose punte d’ombrello che provvidenzialmente portano sempre anche col sole allo zenit. Un inferno.

Ma il protagonista della scena in assoluto più bella è stato un distinto signore che oggi, dopo due ore buone di attesa, si è alzato dirigendosi con passo sicuro verso l’uscita. A chi lo guardava con fare interrogativo – incredibile, come può andarsene dopo aver aspettato così tanto?! – ha risposto: “Nel frattempo sono guarito”.

Miracolo!

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