Nella vita mi è capitato di incontrare persone che sono cambiate dopo aver avuto un minimo di successo.

Non sto parlando di successo planetario, ma di un successo "normale", che poteva semplicemente tradursi in un livello lavorativo superiore o un ufficio più bello.

Di alcune non mi importa, ma di altre - con le quali avevo un rapporto più profondo - sì, e ricordandole provo ancora una certa amarezza.

Quando ti capita una coincidenza, è come un piccolissimo miracolo. Quella canzone vecchia di vent'anni che esce improvvisamente dalla radio mentre "pensi a". Quel maglione che ti ricorda un momento speciale, e ritrovi inaspettatamente dopo anni, sepolto in fondo all'armadio.
Ci sono giorni in cui sorridere sembra un'impresa impossibile: ma è proprio in quei giorni che, riuscendoci, il sorriso vale doppio. Mi piace andare al mercato alla ricerca di piccoli affari, e stamattina mi è successa una cosa davvero curiosa. Stavo per andarmene dopo aver acquistato una maglia da un signore che non avevo mai visto prima, quando quest'ultimo mi richiama.

Il nuovo delirio amoroso oggi si consuma su WhatsApp e funziona così: - gli avete scritto e ancora non vi risponde - controllate se è online - se è online, aspettate: magari sta scrivendo proprio a voi - se non arriva niente entro pochi minuti: ha dimenticato il telefono...

Una volta ricevevo un sacco di lettere. Le conservo ancora tutte, perfettamente in ordine in un cassetto del comodino nella cameretta a casa dei miei. Provo un'infinita nostalgia. Nostalgia di quei giorni in cui aspettavo col naso incollato al vetro della finestra l'arrivo del postino. Nostalgia dell'emozione...

Oggi sono arrivata in ritardo. Un ritardo di soli quattro minuti, ma è bastato. Qualcuno direbbe che in ritardo ci arriviamo tutti, prima o poi. Che quando arrivi in ritardo è perché sei particolarmente distratto, o particolarmente disinteressato. Che se ti capita, è perché in fondo quello che volevi fare non lo volevi abbastanza.
Provare, non riuscire e arrendersi. Quante volte capita? Magari non ce ne rendiamo conto subito, perché non è facile da sopportare, perché la sensazione di sentirsi falliti, incapaci, è lì alle porte. Molto meglio non ricascarci. Arrendersi, appunto. Ma prima o poi la consapevolezza arriva: e allora vorremmo poter tornare indietro, vorremmo tentare ancora, allontanare l'idea della resa.