Di quando mi hanno detto che non sapevo fare niente

Trovare la consapevolezza-3

Qualche anno fa, un professore importante e molto stimato mi disse:

Marta, tu sai fare troppe cose, quindi non ne sai fare nessuna.

Ricordo questo episodio come uno fra i più difficili da metabolizzare. Una pugnalata al cuore potrebbe rendere l’idea. In un minuto sono tornata la bambina troppo timida e l’adolescente insicura, senza passare dal via.
Per me le parole contano, e contano moltissimo. Motivo per cui ho impiegato tanto tempo a farmene una ragione, capire dove potesse trovare fondamento un’affermazione simile e come potessi superarla.

Ce l’ho fatta: non tanto a superarla, quando a conviverci e, anzi, a farne un punto di forza. Vi racconto come.

È vero: so fare molte cose. Non troppe, molte, che è diverso.
Non so cambiare una gomma, non so cucinare, non so parcheggiare, non ho senso dell’orientamento, non sono brava a ordinare al ristorante, non so cantare e non so praticare sport, tanto per citare le prime prese a caso da un’infinita lista.
Ma so scrivere correttamente, so ascoltare, so comunicare, so leggere mettendoci testa e cuore, so comprendere, so parlare in pubblico, so esprimermi, so catalogare una biblioteca intera, so raccontarti chi è Aldo Manuzio, sono un’abile cacciatrice di cose perse (e anche di cause, qualche volta), sono una nerd col pallino dei social, so fare delle foto discrete, so consigliare letture che diano conforto, so ricordare particolari assurdi, so fare la manicure – pure la french, quando andava di moda –, so pettinarmi con lo chignon, e potrei continuare ancora un bel po’. Consapevole che non so fare niente di speciale né di così diverso da tantissime altre persone. E che sono qui per imparare e migliorare ogni giorno.

Quindi, troppe cose non è vero, non va bene e porta già in sé una connotazione negativa. Molte cose sì, è vero. E mi piace. Perché dovrei nasconderne qualcuna sotto il tappeto, sembrerei forse più affidabile o più competente o più valida? L’abilità di una persona non si misura certo da questo, né dal fatto che lo sia in poche o tante cose. Io delle mie percorro ogni giorno il sottile ma solido filo conduttore che le unisce e conosco perfettamente la ragione di ognuna di esse: non c’è attività, esperienza, giornata che io viva senza appassionarmi. E quando un’attività mi appassiona al punto da volerla intraprendere, studio, imparo, mi informo e ci lavoro finché non mi riesce di realizzarla davvero come dico io. Così, può succedere che io venga a casa tua a riordinarti la libreria come a creare una strategia per la tua pagina su Facebook o insegnarti a usare Instagram o ancora scrivere post per il tuo blog. E, perché no, farti la manicure. Non vuol dire che faccia tutte queste cose meno bene di una persona che si è specializzata in una sola.

Vuol dire, invece, che spesso lavoro il doppio, o il triplo, per non abbandonare nessuna delle cose che faccio e portarle avanti al meglio. Vuol dire fare molti sacrifici economici, per tutta la formazione che mi serve e che non costa poco. Vuol dire fare tanta fatica – perché quando arrivano le 2 di notte e tu sei ancora lì a casa col computer sulle ginocchia e la mattina dopo ti svegli alle 6 non è così semplice. Vuol dire lottare con le unghie – smaltate di rosso – per veder riconosciute le tue competenze e ottenere quella magica cosa che porta il nome di credibilità.

Vuol dire andare contro chi ti vorrebbe etichettare e dentro quell’etichetta metterci una sola parola, perché è meglio così, perché è più facile. Perché spaventa di meno.

Adesso non ho più paura quando mi chiedono “cosa fai nella vita”, non ho più il cuore che manca un battito perché non so da dove iniziare a rispondere. Oggi, se me lo chiedono, sorrido e dentro di me penso: vuoi davvero saperlo? Be’, allora mettiti comodo che te lo spiego. Senza paura. Senza il timore che tu non capisca. Perché il regalo migliore che mi sono fatta dopo tutti questi anni pieni di esperienze si chiama consapevolezza – la consapevolezza di ciò che sei, di ciò che ti piace fare e che sai fare. Una volta raggiunta, nessuno può portartela via.

Quindi, sì: sono una bibliotecaria, una blogger, una lettrice, una catalogatrice, una comunicatrice, una nerd digitale, una socialmediaeccetera, come sono una frana in infinite cose. Il segreto sta semplicemente nel saperlo riconoscere.

Che tu sappia fare molte cose e non saperne fare nessuna non sono due affermazioni necessariamente correlate, anzi. La variabile è sempre la stessa: dipende da come le fai.

Perché vi ho raccontato questo?
Un po’ per mettere un bel punto a questa storia, che è venuta a farmi visita spesso nei pensieri di questi ultimi anni. E un po’ perché abbiamo incontrato tutti un professore pronto a fermarci, a dirci quelle parole che feriscono e che ci infliggono una battuta d’arresto memorabile sul ring. Ma che non è definitiva. Significa semplicemente che ci prenderemo tutto il tempo necessario a rialzarci e a (ri)trovare la giusta consapevolezza del nostro valore.
Ma poi, su quel ring, ci torniamo. E attento, professore, che la prossima volta avremo con noi i guantoni da combattimento.

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